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Non possiamo più restare in silenzio: APPELLO AL PD

 

Siamo donne e uomini, giovani e meno giovani, con sensibilità diverse, ma tutti abbiamo creduto, e vogliamo continuare a credere, nel Partito Democratico, per il quale ci siamo spesi (ciascuno per quello che poteva) in questi anni.

La nascita del Partito Democratico è stata salutata da chi aveva già maturato esperienze di impegno politico come la naturale evoluzione del progetto dell’Ulivo. Per altri, è stata lo stimolo e l’occasione per avvicinarsi, per la prima volta, e con grande passione, alla politica.

 

In tutti c’era la convinzione che il nuovo soggetto politico sarebbe riuscito a trarre linfa e forza vitale dall’amalgama delle diverse provenienze, esperienze, sensibilità. Volevamo che il Partito fosse plurale ed inclusivo, capace di valorizzare tutte le risorse disponibili.

Eravamo sicuri che un Partito nuovo e grande, dialogante ma unito al proprio interno, sarebbe riuscito a fare da “calamita”; avrebbe sviluppato una forza magnetica tale da attirare ancora molti cittadini per i valori, le idealità ed i progetti espressi. Oggi osserviamo con sgomento al progressivo deterioramento del progetto per cui abbiamo lavorato e per cui ci siamo impegnati.

Ascoltiamo parole che non avremmo mai voluto sentire, come scissione, minoranza, accozzaglia, ecc.

 

Noi non possiamo scinderci dal PD per costruire altro, perché siamo il PD, perché abbiamo contribuito a costruirlo, perché è la nostra casa e faremo tutto il possibile affinché non perda la sua vocazione originale.

Il PD è nato come forza politica di centrosinistra – senza trattini e divisioni – che include e non esclude, che unisce i riformisti e non li separa. E’ nato come partito di governo capace di fare sintesi nelle scelte e di rispettare le regole democratiche interne dove, una volta assunta una decisione, tutti sono vincolati a sostenerla perché si sentono parte di una comunità politica.

Il PD deve essere il partito – plurale, inclusivo, riformista, innovatore e aperto al dialogo – che riesce a proporre un nuovo modello sociale che mira a dare risposta alle nuove sfide del ventunesimo secoloin primis la riduzione delle troppe diseguaglianze.

Ma c’è bisogno di un PD diverso, capace di contenere e valorizzare le diversità e portarle a sintesi, un partito in cui, non solo nessuno deve sentirsi emarginato o escluso, ma tutti devono sentirsi rappresentati. Un partito in cui gli organi direttivi siano espressione della pluralità e si diano come obiettivo la ricerca di linee ampiamente condivise espresse da una elaborazione comune. 
Non un semplice comitato elettorale dove gli iscritti sono chiamati a mobilitarsi alla bisogna, in occasione di congressi o campagne elettorali; non un partito dell’eterna mediazione dove le scelte vengono decise in caminetti ristretti tra i leader delle varie correnti.

In (colpevole) silenzio abbiamo assistito, in questi ultimi tempi, ad un progressivo “sfarinamento”: tanti amici delusi ci hanno lasciati; l’area di riferimento, inizialmente dilatata, ha finito per restringersi in modo assai preoccupante.

Ora non possiamo più restare in silenzio.

Da parte di ognuno, vanno fatti tutti gli sforzi, anche quelli che appaiono “impossibili”, per evitare che il Partito, già troppo diviso, vada in frantumi e diventi marginale sulla scena politica.

 

Chiediamo perciò alla Presidente Debora Serracchiani, al Capogruppo Ettore Rosato, a tutti i parlamentari del Friuli Venezia Giulia eletti nelle liste del PD e a tutti coloro che hanno ruoli di vertice, di impegnarsi al massimo perché l’impossibile diventi possibile”, perché il Partito rimanga inclusivo e plurale, e non si trasformi in un soggetto modesto, esclusivo e arido.

Perdere dirigenti, militanti, simpatizzanti – pochi o tanti che siano - che hanno contribuito a “fondare” (ai diversi livelli) il Partito, significherebbe compromettere la realizzazione del “Progetto” che è alla base del PD. Noi, invece, vogliamo che quel Progetto viva e si affermi sempre di più, con tutti i suoi principi, valori e sensibilità.

 

A livello di base sentiamo fortemente la responsabilità di impegnare tutte le nostre forze per tenere unito il Partito Democratico. In tutti noi c’è la convinzione, infatti, che il PD sia indispensabile all’Italia e all’Europa, a maggior ragione oggi che si stanno affermando politiche tese a sgretolarne la coesione sociale.

 

Non si proietti sull’intero partito la difficoltà di una classe dirigente ad operare unita: la base e l’elettorato potranno avere giudizi differenti sulle responsabilità dei vari dirigenti, ma hanno una forte convinzione in merito alle necessità del mantenimento di una unità vera e sostanziale.

 

Pretendiamo che questa responsabilità e questa convinzione siano avvertite anche da coloro che hanno ruoli dirigenti, a tutti i livelli, nel Partito.

Questo impegno – attivo, corale e appassionato – lo dobbiamo adempiere non solo per difendere il comune patrimonio di ideali e valori, ma ancora più per evitare che il tracollo del PD apra definitivamente la strada agli avanzanti populismi, nazionalismi, egoismi, mandando in frantumi anche la nostra Italia. 

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